UNA CORDA A TRE CAPI

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La ricchezza che proviene dall’altro
“Una corda a tre capi non si rompe così presto”
(Ecclesiaste 4:12b)

Dio ci ha creati con il bisogno dell’altro
Salomone, sospinto dallo Spirito Santo, scrisse del bisogno che, come esseri umani, abbiamo dell’altro. Il re d’Israele aveva ricchezze, potere e gloria, eppure, nella sua vecchiaia, considera “l’altro” ricchezza preferibile a molte altre cose. “Due valgono più di uno solo, perché sono ben ricompensati della loro fatica. Infatti, se l’uno cade, l’altro rialza il suo compagno; ma guai a chi è solo e cade senz’avere un altro che lo rialzi! Così pure, se due dormono assieme, si riscaldano;
ma chi è solo, come farà a riscaldarsi? Se uno tenta di sopraffare chi è solo, due gli terranno testa; una corda a tre capi non si rompe così presto”
(Ecclesiaste 4:9-12). Il testo è spesso utilizzato in occasione di matrimoni, ma in realtà ci sta mostrando, in generale, il bisogno dell’altro, evidenziandoci l’importanza di rapporti coniugali, familiari, fraterni, amicali e parentali.
Sin dalla creazione dell’uomo impariamo che Dio non ci ha fatti per rimanere soli, ma per dare vita a relazioni:
“Non è bene che l’uomo sia solo; Io gli farò un aiuto che sia adatto a lui” (Genesi 2:18).
In questo verso si parla dell’esclusiva relazione coniugale tra Adamo ed Eva, voluta da Dio in modo da poter ricevere un aiuto reciproco utile per l’arricchimento del singolo.


L’altro secondo l’interpretazione rabbinica
Secondo alcuni rabbini la frase scritta da Salomone, “Due valgono più di uno solo”, fa
riferimento, tra gli altri, a:

A. Mosè ed Aronne. Mosè era indiscutibilmente l’uomo di Dio, ma quando insieme
benedissero il popolo
“la gloria del Signore apparve a tutto il popolo” (Levitico 9:23). Nel
rispetto dei reciproci ruoli assegnati da Dio, ma
“due valgono più di uno solo”.

B. Mardocheo ed Ester. Nel libro di Ester possiamo ammirare la tenacia, la sincerità e
l’intraprendenza di Mardocheo ed Ester, ma da soli non avrebbero mai salvato il popolo di
Dio. Ognuno di loro svolse un compito specifico, ma “due valgono più di uno solo”.

Satana sa che se interrompe la comunione con l’altro indebolisce la famiglia e la comunità cristiana!

L’altro è componente indispensabile della famiglia e comunità cristiana
Salomone insegna che la comunità è preferibile all’individuo solo. Egli parla di “due” (v.9) o “tre” (v.12) come nucleo familiare o comunitario e afferma che insieme c’è più valore (v.9a), si è meglio ricompensati (v.9b), c’è aiuto reciproco (v.10,11,12a) e più forza, “non si rompe così presto” (v.12b). L’insegnamento sull’importanza della comunità (intesa come famiglia o comunità locale) fonda le sue radici già nell’Antico Testamento eppure sembra che alcuni, anche credenti da anni, non abbiano afferrato questo insegnamento biblico e la prova è l’isolamento che scelgono (nella famiglia come nella comunità dei redenti).


L’inganno dell’isolamento
Ci sono coloro che si isolano dalla loro famiglia, il primo nucleo di comunità, e chi si isola dalla chiesa, la comunità dei redenti e il corpo di Cristo. In entrambi i casi ci si trova a vivere nell’inganno di Satana. Alcuni provano a dare delle “pallide giustificazioni” come una presunta autodifesa (immaginiamo se Gesù avesse agito così per “difendersi” dal tradimento di Giuda o dal rinnegamento di Pietro …), ma in realtà spesso si è schiavi dell’orgoglio che acceca anche in merito alla Scrittura: “Chi si separa dagli altri cerca la propria soddisfazione, e si irrita contro tutto ciò che è giusto” (Proverbi 18:1). “Il vostro avversario, il diavolo, va attorno come un leone ruggente cercando chi possa divorare” (I Pietro 5:8b). “Non abbandonando la nostra comune adunanza come alcuni sono soliti fare, ma esortandoci a vicenda” (Ebrei 10:25). “È lui che ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e dottori, per il perfezionamento dei santi in vista dell’opera del ministero e dell’edificazione del corpo di Cristo, fino a che tutti giungiamo all’unità della fede e della piena conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomini fatti, all’altezza della statura perfetta di Cristo; affinché non siamo più come bambini sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina per la frode degli uomini, per l’astuzia loro nelle arti seduttrici dell’errore” (Efesini 4:11-14).

Le lezioni che impariamo dalla figura presentata da Salomone
“Una corda a tre capi non si rompe così presto”.
Salomone ci insegna l’importanza dell’altro e, tramite questa figura, ci impartisce alcune
lezioni di vita:
1. La condizione dell’umiltà

“Una corda a tre capi”
La vera umiltà ci fa riconoscere il bisogno che abbiamo dell’altro, non perché l’altro è come
noi lo vogliamo, ma perché si riconosce che Dio ci ha creati con questa necessità.
L’umiltà ci permette di accogliere l’altro, rinunciando un po’ a noi stessi, fino a legarci
all’altro. Un bell’esempio è quello di Esaù, un uomo ormai realizzato, con una famiglia
propria, un esercito, un uomo benestante che pure sente il bisogno dell’altro, di suo
fratello Giacobbe, con il quale aveva avuto aspri dissidi:
“Ed Esaù gli corse incontro,
l’abbracciò, gli si gettò al collo, lo baciò e piansero”
(Genesi 33:4).

2. L’apprezzamento della famiglia di appartenenza

“Una corda a tre capi”
Il coniuge, i figli, i genitori, i fratelli, gli amici che Dio ha posto al nostro fianco sono un Suo
dono. Non sono perfetti (come noi d’altronde), ma un Suo dono tramite il quale la nostra
vita è perfezionata. A volte, sbagliando, non si apprezza a sufficienza “l’altro” che il Signore
ha posto al nostro fianco, così alcuni vorrebbero la moglie come “quell’altra” o il figlio
come “quello” o il fratello come “quell’altro”. Troppo spesso si desidera ciò che non è
“nostro” e ci è “lontano”, invece di apprezzare “l’altro” che Dio ha posto al nostro fianco,
questo vale nella famiglia come nella chiesa.
Un simile modo di ragionare manca di umiltà ed evidenzia un marcato egocentrismo
perché parte sempre da ciò che si vorrebbe o si ritiene affine a se stesso, invece di
accettare ed apprezzare i doni preziosi che Dio ha posto al nostro fianco.
E’ vero che a volte si vivono delle situazioni “limite”, un familiare malato di cui avere cura
quotidianamente, un nostro caro che ci ha fatto o ci fa soffrire … eppure anche in questi
casi vale il verso,
“Due valgono più di uno”, perché tramite circostanze del genere siamo
cresciuti e migliorati!

3. La riscoperta di una sana comunione fraterna

“Una corda a tre capi”
Una corda che si lega all’altra, che si avvolge all’altra è una bella immagine della comunione fraterna che non è stare insieme “tanto per passare del tempo in maniera diversa”, ma tende a rinforzare i rapporti tra fratelli e sorelle, a edificare e costruire per il bene dell’intera comunità.
“Ma se camminiamo nella luce, com’egli è nella luce, abbiamo comunione l’uno con l’altro, e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato” (I Giovanni 1:7).
La comunione con i fratelli e le sorelle, quando s’interrompe, non è a motivo di problemi e ferite varie, perché il Signore ci ha insegnato il rimedio del perdono, ma perché si smette di camminare nella luce!
Il credente che ama il Signore desidera la comunione fraterna, brama edificarsi con l’altro, mentre fugge ogni occasione d’inquinamento spirituale e di maldicenza.

Certo la nostra forza è nel Signore, ma chi ha esperimentato il Signore e ubbidisce alla Parola di Dio riconosce il bisogno dell’altro, dell’altro che Dio ha posto nella nostra casa, dell’altro che Dio ha posto nella nostra comunità e allora si realizzerà che “una corda a tre capi non si rompe
così presto”.
Ricordiamoci che il nostro Sommo Maestro, Cristo Gesù, è venuto e ha dato se stesso per l’altro appeso sulla croce vicino a Lui, l’altro che l’insultava, l’altro che l’aveva tradito, l’altro che l’aveva appena rinnegato, per gli altri, per me e per te.
Proprio tramite l’esempio perfetto di Cristo, possiamo apprendere l’insegnamento di Salomone. Se siamo disposti ad accogliere l’altro, a legarci all’altro, allora realizzeremo non la perfezione del corpo di Cristo sulla terra, ma una maggior forza, in modo da non “spezzarci così presto”.

Michele Venditti

2018-04-18T10:18:35+00:00