COMUNIONE E COLLABORAZIONE

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Comunione e Collaborazione

“riconoscendo la grazia che mi era stata accordata, Giacomo, Cefa e Giovanni, che sono reputati colonne, diedero a me
e a Barnaba la mano in segno di comunione perché andassimo noi agli stranieri, ed essi ai circoncisi”
(Galati 2:9)

 

Oggi è frequente, nel mondo evangelico, trovarsi di fronte a frasi del tipo: “l’importante è collaborare anche se
non siamo in comunione”, oppure slogan simili al seguente: “siamo disponibili a collaborare con tutti
indipendentemente dalla dottrina”. L’origine di tali pensieri risiedono, di fatto, nel ritenere la dottrina un
argomento pesante che spesso divide, mentre si inneggia ad un attivismo senza principi. Fermiamoci un
attimo a riflettere su cosa è la dottrina … non è forse l’insieme degli insegnamenti biblici? Se la dottrina è
pesante lo è dunque anche la Parola di Dio!
Chiediamoci: può esistere una collaborazione proficua senza comunione? La Scrittura afferma:
“Due uomini
camminano forse insieme, se prima non si sono accordati?”
(Amos 3:3). “E in verità vi dico anche: se due di
voi sulla terra si accordano a domandare una cosa qualsiasi, quella sarà loro concessa dal Padre mio che è
nei cieli”
(Matteo 18:19). L’accordo cristiano non può essere formale, fatto per convenienza, per apparenza o
per semplice attivismo. L’accordo cristiano deve essere la comunione biblica, come avveniva nella chiesa
degli Atti degli Apostoli, nostro modello:
“Ed erano perseveranti nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e
nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere”
(Atti 2:42).

Etimologia del termine Comunione
Cosa la Parola di Dio dice circa la comunione e dunque la collaborazione?
Nell’A.T. la versione greca dei LXX utilizza una sola volta il sostantivo femminile greco “koinōnía” per tradurre
l’ebraico “t
es,ûmat” che letteralmente significa “ciò che è depositato nella mano di qualcuno, un deposito, un
pegno”.
“Quando uno peccherà e commetterà un’infedeltà verso il SIGNORE, negando al suo prossimo un
deposito da lui ricevuto, o un pegno messo nelle sue mani…”
(Levitico 6:2). Il sostantivo “koinōnía” è
“condivisione, associazione, il mettere in comune, è partecipazione (la parte che si ha in qualcosa), è
cooperazione, compartecipare (compagno in qualcosa)”. Il sostantivo femminile “koinōnía” deriva dal
sostantivo maschile “koinōnós” che indica un “partner, associato, socio, compagno, partecipante in qualcosa”.
Sostantivo che a sua volta deriva dall’aggettivo “koinós”, “comune”.

La Comunione alla luce del Nuovo Testamento
Alla luce del Nuovo Testamento possiamo parlare almeno di 4 tipi di “comunione”: koinōnía con il nostro
Signore (I Corinzi 1:9; I Giovanni 1:3,6), koinōnía con i fratelli (I Giovanni 1:7; Atti 2:42; Galati 2:9), koinōnía
al Vangelo (Filippesi 1:5; Romani 15:26; II Corinzi 8:1-4; 9:12,13; Ebrei 13:16) e koinōnía con il sangue e il
corpo di Cristo (I Corinzi 10:16,17). La comunione biblica, dunque, non si fonda certo su rapporti amicali,
parentali, su simpatie varie, linee di pensiero o stati d’animo, ma su “qualcosa che abbiamo in comune”, che
ha un valore inestimabile ed è inalterabile nel tempo: il Signore e la Sua Parola.
I tempi si fanno sempre più difficili, ma quanto a noi desideriamo rimanere fermi nella Parola di Dio e dunque
sostenere che non c’è collaborazione proficua senza comunione, mentre la comunione biblica è per natura
“partecipazione, collaborazione” leale e sincera.

1) COMUNIONE E COLLABORAZIONE CHIAVE PER LA BENEDIZIONE DI DIO
Sentiamo dire frequentemente: “lasciamo perdere cosa crediamo, l’importante è stare insieme, così saremo di
più ed avremo un impatto maggiore nella società”. Mi chiedo, fratelli, ma è proprio così? Gli apostoli all’inizio
erano solo 12, eppure cambiarono le sorti del mondo. La chiave del sano successo cristiano non consiste nel
numero a tutti i costi o nella collaborazione senza condividere quasi nulla, ma nella comunione biblica che
include la collaborazione, perché esclude l’indipendentismo, come avveniva nella chiesa degli Atti degli
Apostoli:
“riconoscendo la grazia che mi era stata accordata, Giacomo, Cefa e Giovanni, che sono reputati
colonne, diedero a me e a Barnaba la mano in segno di comunione perché andassimo noi agli stranieri, ed
essi ai circoncisi”
(Galati 2:9). Altre traduzioni rendono “la mano di comunione o d’associazione o di società”.


2) COMUNIONE E COLLABORAZIONE PRODUCE IL BENE DELLOPERA DI DIO
La vera koinōnía, quella biblica, rifiuta l’indipendentismo proprio del mistico che ritiene proveniente da Dio solo
ciò che egli stesso “sente”, ma si realizza in una comune visione e unità di intenti e azioni per il bene non del
singolo, ma dell’opera di Dio.
“Io ringrazio continuamente il mio Dio, ricordandomi di te nelle mie preghiere,
perché sento parlare dell’amore e della fede che hai verso il Signore Gesù e verso tutti i santi. Chiedo a lui che
la fede che ci è comune diventi efficace nel farti riconoscere tutto il bene che noi possiamo compiere, alla
gloria di Cristo”
(Filemone 4-6). L’apostolo utilizza un’espressione che illumina il nostro cammino cristiano: “la
koinōnía della fede”, che è “operante o compie” per il bene. Una “grande fede” mistica e indipendente mira solo alla
propria soddisfazione,
“Chi si separa dagli altri cerca la propria soddisfazione” (Proverbi 18:1a), e non è in armonia con
l’insegnamento biblico, mentre
“la koinōnía della fede” produce del bene all’opera di Dio.


3) COMUNIONE E COLLABORAZIONE MESSA IN PRATICA NEL NUOVO TESTAMENTO
Per concludere possiamo citare la storia di “un tale di nome Simone” (Atti 8:9-25), un uomo pericoloso per la
nascente chiesa in Samaria, un uomo che voleva per forza essere in prima linea, un uomo disonesto. Quando
l’apostolo Pietro lo incontra non intavola trattative per la collaborazione, ma pone come pietra miliare la sua
mancanza di comunione con Dio e con i fratelli:
“Tu, in questo, non hai parte né sorte alcuna; perché il tuo
cuore non è retto davanti a Dio”
(Atti 8:21).
Quando si vive in comunione la collaborazione è parte d’essa, ma quando manca la vera comunione non solo
non si dovrebbe collaborare, ma neppure prenderne in considerazione l’eventualità.

2018-04-18T10:12:54+00:00